26|11|2014.
Non metto piede qui dentro da quel giorno.
Bozza datata.
Sono una persona migliore?
No.
A life as Banana
Episodi random di vita inutile.
martedì 9 maggio 2017
martedì 24 dicembre 2013
All'aperitivo coi Ponches
Scrivo questo post in quanto l'aperitivo coi Ponches è un momento raro, di cui c'è poco da dire. Parliamo sempre delle stesse cose. Calcio, punkrock e femmina. Un grande classico che in fondo ci si diverte sempre molto. A sto giro dopo il 4 drink, senza un particolare motivo si è parlato del proprio funerale. Ne è venuto fuori qualcosa tipo gente vestita da marinaio di marina con le divise bianche e tre spari di fucile. Che sono diventate raffiche di AK-47 ma perché siamo amanti del genere anarco-vietnamita. L'idea di mettere dei petardi nella bara per far finire tutto col botto e magari con qualche fuoco d'artificio ci ha entusiasmato parecchio. Si è parlato anche di esplosioni non indifferenti con applauso finale. L'unica nota triste è stato il non potersi godere tutto lo spettacolo. Perché anche la canzone fa la sua parte. In fondo è il tuo ultimo stagediving. E personalmente credo sia la visione più fottutamente macabra ed entusiasmante del finale della mia insulsa e quantomeno struggente vita. Il tuo ultimo stagediving, credo che la canzone sia da scegliere decisamente bene. Dopodiché è finito tutto in confusione. A parlare di gente che non conosco, che anche quel tipo che mi pare di conoscere ha fatto una roba simile solo che poi non se lo ricordava. Ah si quello di cui già abbiamo parlato in macchina tornando dalla serata a vedere i Manges. Ne abbiamo parlato due ore. E lo ripetiamo. All'infinito. C'era del nervosismo, come sempre. C'era la grappa, come sempre. C'era il SanSimone, come sempre. C'era il presobenismo preso male, come sempre.
Non abbiamo mai avuto grandi pretese. È la cosa essenziale. E fortunatamente ne conosco abbastanza, non molta ma abbastanza, di gente così.
Riuscire ad organizzare un aperitivo all'anno è sempre una gran fatica.
#CanavesePunkRock, svogliatamente canavesani.
venerdì 13 dicembre 2013
Ho visto il futuro
Una città che non conosco. E non ho la minima idea di come ci sia finito. Ma so di essere li per un motivo preciso.
Quindi mi ritrovo di lato ad una strada, sotto una qualche specie di costruzione di mattonelle rosse, lisce, come se ne vedono nelle case al mare. Ci sono dei vasi bianchi rettangolari, con piante prossime alla morte dentro. La cosa strana è che sono li sotto ma sono anche fuori. Ho una visuale ampia della scena ma ci sono anche dentro. La strada sta quattro o cinque scalini più sopra, scalini di marmo sporco e scheggiato, di una scala sporca con i corrimano arrugginiti, gialli e bianchi allo stesso tempo. Sono con Fat e anche lui sa che siamo li per un motivo preciso. Ma il motivo non lo sappiamo. C'è una porta di vetro con una cassetta della posta sul muro, con un citofono pieno di nomi e campanelli, tipo dei palazzoni. Ma non è un palazzone. Spostarsi nel futuro funziona in modo semplice, e per qualche motivo è qui che capisco di essere nel futuro. Un lungo nastro trasportatore al quale sono appesi dei manubri, è sospeso su una lunga, infinita, catasta di immondizia. Con una semplice spinta vai dove ti pare. Lungo il nastro. Non è molto moderno, ma non mi sono posto il problema. E dopo una spinta iniziale mi ritrovo in macchina, in coda, e piove. In coda su una qualche specie di raccordo con a lato palazzi e palme. Piove. Di fronte a me personaggi dall'aspetto umanoide cavalcano bestie strane simili a lucertole marroni, imprecando in una lingua che non capisco. Ci ritroviamo in una casa e capisco che è li il posto in cui saremmo dovuti andare. Ricordo solo il bagno, con le piastrelle blu. C'è qualcuno in casa, è una ragazza. Sta venendo a parlarci. Mi sveglio di colpo. Agitato e con le palpitazioni, come se avessi fatto sei piani di scale di corsa. "Ho viaggiato nel futuro" è la prima informazione che mi arriva al cervello. E ne sono convinto. E lo sono perché la sensazione che provo è quella di essere stato ributtato dentro il mio corpo. Lo sento nella membra. E non me lo so spiegare. Ma so di essere stato nel futuro, in un posto che non conosco a fare non so che cosa. Probabilmente quella ragazza aveva le risposte. Forse no. Quello che so è che, molto probabilmente, non avrò più occasione di poterle parlare e farmi spiegare il motivo per cui io, senza essere avvertito, ho avuto la possibilità di vedere il futuro.
sabato 9 novembre 2013
Il vicino mi ha salutato
Ho abitato in questa casa dalla quinta elementare. Finalmente di nuovo il giardino. Io e Fat a combattere tutte le guerre possibili. L'accademia militare l'abbiamo fatta in giovane età. Quante carneficine. Il vicino. Classico vicino dalle movenze medio borghesi che va anche a giocare a golf. Che poi lo farei anche io, chi non lo farebbe. Classico vicino con delle abitudini strane tra le quali il prato all'inglese tagliato ogni Santa domenica mattina di tutto il periodo primaverile estivo, dall'ignoranza tagliente e ottusa e di una antipatia noiosa con la quale non puoi metterti a cercare di trovare una soluzione semplice ai problemi della quotidianità. Il mio gatto gli scavava le buche nel prato. Nel caso fosse vero, io non ho mai visto il mio gatto scavare un buco se non nella sabbia dove cacava, ha fatto bene. Vaffanculo che in fondo sei solo un uomo triste che non ha altro rimedio al suo tedio quotidiano che lavare la macchina in cortile.
Per la prima volta oggi mi ha salutato. Incredibile gesto di altruismo e cortesia che non mi sarei aspettato.
Solo che l'ho salutato in ritardo e lui se n'era già andato.
Il mio tempismo è sempre in ritardo.
Tornare in provincia il weekend riserva sempre strane sorprese.
sabato 2 novembre 2013
Nick Fury, lo sbarco e la guerra.
Quattro e un quarto. SanSalvario, torno a casa dopo cena e serata col primo gruppo stoner coi soldi della cassa di gruppo (comprate una maglietta che dobbiamo andare a cena, sul foglio delle ultime magliette). Deserto. E silenzio. E mi rendo conto del fatto che stare a Torino dà un senso di indipendenza e libertà, che alle quattro e un quarto di mattina ti permette di barcollare fino a casa senza farne un problema. Godendo del silenzio surreale che hai intorno. Che mi ricordo quando ancora non patentato venivo a Torino e la sensazione era sono perso è tutto uguale. Surreale mancanza di orientamento. O quando da bambino avevo l'amico di Torino che beccavo solo d'estate che Torino sembrava lontana anni luce. Insormontabili distanze. Chissà che fine ha fatto. Godo della città silenziosa senza nemmeno gli spacciatori. Niente io e le macchine parcheggiate.
Ho pensato a questo mentre tornavo a casa. Episodio casuale di vita inutile.
giovedì 24 ottobre 2013
L'importanza dell'essere Banana
Ho pensato parecchie volte al motivo per cui avrei dovuto avere un blog, soprattutto al motivo per cui avrei dovuto scrivere qualcosa riguardo al fatto di essere Banana..
Non ne ho trovato nessuno.
Quindi per questo primo post ho deciso che spenderò due parole sul me stesso attuale:
non sono divertente come posso sembrare, preferisco stare a casa a guardare la tele e soprattutto mi chiamano Banana perchè sono un coglione. Tremenda verità. Nessuna battuta sporca a riguardo e nessuno sguardo con gomitino del tipo "ehehheheheh Banana ehehehe". No. Altrimenti farei un altro mestiere. Nella media europea, se esiste una media Europea. Ma non sono qui per parlare di questo.
Banale (tnx alla gente di Caselle - TO) direi che sarebbe molto più appropriato. Annoiato il più delle volte, odio i matrimoni. Odio il Natale, odio le feste, amo le ferie. Più banale di così si muore.
Molto presto stando ai miei calcoli.
Cercherò attraverso questo blog di capire qualcosa riguardo a me stesso, o più probabilmente riporterò una serie di stronzate inutili.
Come primo post non è male.
Il secondo non so quando lo farò, nè se lo farò. Mi annoio facilmente.
Non ne ho trovato nessuno.
Quindi per questo primo post ho deciso che spenderò due parole sul me stesso attuale:
non sono divertente come posso sembrare, preferisco stare a casa a guardare la tele e soprattutto mi chiamano Banana perchè sono un coglione. Tremenda verità. Nessuna battuta sporca a riguardo e nessuno sguardo con gomitino del tipo "ehehheheheh Banana ehehehe". No. Altrimenti farei un altro mestiere. Nella media europea, se esiste una media Europea. Ma non sono qui per parlare di questo.
Banale (tnx alla gente di Caselle - TO) direi che sarebbe molto più appropriato. Annoiato il più delle volte, odio i matrimoni. Odio il Natale, odio le feste, amo le ferie. Più banale di così si muore.
Molto presto stando ai miei calcoli.
Cercherò attraverso questo blog di capire qualcosa riguardo a me stesso, o più probabilmente riporterò una serie di stronzate inutili.
Come primo post non è male.
Il secondo non so quando lo farò, nè se lo farò. Mi annoio facilmente.
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